Ci sono feste che si aspettano per tutto l’anno. E poi ci sono quelle che, quando tornano, fanno riaffiorare ricordi che sembravano lontani. Basta una musica, il suono delle campane, le luci nelle strade e può tornare alla mente una persona, una voce, un momento vissuto tanti anni prima. A Sferracavallo è tempo di festa per i Santi Cosma e Damiano. Una festa che ha il profumo del mare, il rumore delle barche, le strade illuminate e una devozione che si tramanda da generazioni. Ma è anche una festa che appartiene alle famiglie, ai ricordi e a una comunità che, ogni anno, torna a ritrovarsi.

I festeggiamenti sono cominciati il 10 settembre, ma da questa sera, venerdì 25 settembre, entreranno nel vivo. Alle 17 sarà celebrata la messa in piazza Benedetto Reina e alle 18.30 partirà il giro dei mini portatori con i bambini del gruppo Santi Cosma e Damiano. Sono, infatti, i più piccoli a raccontare meglio di tutti come una tradizione possa continuare nel tempo. Oggi guardano, partecipano e imparano.

Alle 22, in piazza Beccadelli, spazio alla musica con “Tacchipirina – La tua dose di indie”.

Sabato 26 settembre si comincerà alle 8 con l’alborata, seguita alle 9 dal pellegrinaggio della comunità di Capaci. Alle 11 la messa sarà presieduta da don Francesco Di Pasquale nel terzo anniversario di parrocato. Alle 14.30 è prevista l’antenna a mare e alle 15.30 la sfilata dei rematori accompagnati dalla banda “Antonio Marinuzzi”. Alle 16 partirà la regata storica di barche a remi, maschile e femminile, uno degli appuntamenti che raccontano più di ogni altro il legame tra Sferracavallo e il suo mare.

Perché qui il mare è parte della storia della borgata. Per generazioni ha significato lavoro e sacrificio, ma anche attesa e speranza. È stato il mare degli uomini che uscivano in barca e delle famiglie che aspettavano il loro ritorno.

Alle 18.30 sarà celebrata la messa presieduta da don Stephen Ogejive nel terzo anniversario di parrocato. Alle 22, invece, piazza Beccadelli ospiterà il cabaret “Comici in Palazzo”.

Poi arriverà domenica 27 settembre, il giorno più atteso. Dopo l’alborata delle 8, alle 9 sarà celebrata la santa messa e alle 10.30 la funzione sarà presieduta da don Vittorio Giovanni Rizzone, abate di San Martino. Alle 14 partirà la solenne processione dei Santi Cosma e Damiano, con la partecipazione del Santissimo e Reverendissimo monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, e la benedizione alla borgata.

Ed è con la processione che la festa entra davvero nel cuore di Sferracavallo.

Ci sono i fedeli, i portatori, le preghiere e le campane. Ci sono le persone affacciate alle finestre, gli anziani che conoscono ogni momento della festa, i bambini che guardano e le famiglie che si ritrovano.

E poi ci sono quelli che non ci sono più.

È una cosa che succede spesso nelle feste patronali. Una musica, una campana, una strada conosciuta possono riportare alla mente qualcuno che abbiamo amato. Per qualche minuto sembra quasi che sia ancora lì. A Sferracavallo questo legame con la memoria è ancora più forte perché la storia dei Santi Cosma e Damiano è legata alla storia stessa della borgata.

Sferracavallo è cresciuta attorno al piccolo porto ai piedi di Capo Gallo. Per generazioni il mare ha significato lavoro, sacrificio, attesa e speranza. I due Santi, considerati medici e protettori dei pescatori, sono diventati parte dell’identità della comunità.

La chiesa attuale è un rifacimento ottocentesco di una cappella già esistente nel 1696. E quest’anno sono 179 anni che Sferracavallo celebra solennemente i suoi Santi Cosma e Damiano. Dietro questi 179 anni ci sono generazioni di uomini e donne, pescatori che uscivano in mare e famiglie che ne aspettavano il ritorno, bambini cresciuti guardando quelle stesse strade e quella stessa distesa d’acqua.

Ci sono state madri che hanno pregato, famiglie che hanno affidato ai Santi le proprie paure e le proprie speranze e persone che hanno vissuto questa festa per tutta la vita.

E la tradizione continua nei bambini che partecipano, nelle famiglie che tornano, nei racconti di chi ricorda com’era Sferracavallo tanti anni fa. Continua nei gesti che si ripetono e che, quasi senza accorgercene, passano da una generazione all’altra. È anche per questo che una tradizione non riguarda soltanto il passato. Riguarda quello che siamo oggi e quello che riusciremo a trasmettere a chi verrà dopo di noi.

Oggi ci sono bambini che guardano i mini portatori e imparano. Un giorno saranno loro a spiegare a un altro bambino chi sono Cosma e Damiano e perché, per Sferracavallo, quella festa significa così tanto. E magari quel bambino sarà suo figlio.

La festa proseguirà lunedì 28 settembre. Alle 18 sarà celebrata la santa messa presieduta da don Massimo Pernice. Alle 22 “I nostri Santi sul sagrato della chiesa benedicono la borgata” e alle 23 è previsto lo spettacolo pirotecnico curato dalla ditta “Zio Piro by Vaccalluzzo” di Belpasso.

Martedì 29 settembre, alle 18.30, sarà celebrata la messa dei Santi presieduta da monsignor Giovanni Cassata, delegato arcivescovile, confraternite di Palermo e direttore delle feste.

Infine, mercoledì 30 settembre alle 17, all’oratorio, l’estrazione della lotteria dei Santi Cosma e Damiano chiuderà il programma. Ma la festa, anche quando finisce, lascia qualcosa. Restano le fotografie, i racconti, le persone incontrate dopo tanto tempo. Resta magari una frase detta davanti a una processione.

Non perché il tempo si sia fermato. Il tempo passa, le persone cambiano e tante di quelle che hanno vissuto questa festa prima di noi non ci sono più. Ma qualcosa resta. Resta il legame con un luogo. Resta quello che una famiglia ha trasmesso ai propri figli. Resta una devozione che attraversa le generazioni. Resta il ricordo di chi ci ha accompagnato quando eravamo bambini.

E domenica, quando la processione dei Santi Cosma e Damiano attraverserà ancora una volta le strade di Sferracavallo, ci saranno tante storie insieme. Ci saranno quelle di chi oggi porta avanti la festa e quelle di chi l’ha vissuta prima di noi. Ci saranno i bambini che guarderanno senza sapere ancora che, forse, un giorno ricorderanno proprio quel pomeriggio. E ci saranno i ricordi di chi non può più esserci. Perché una festa patronale è anche questo.

È fede, è tradizione, è comunità. Ma è soprattutto memoria.