Intervistato dal giornalista Paolo Vannini del “Corriere dello Sport”, Antonio Palumbo ha ripercorso la sua carriera, un percorso fatto di pazienza, resilienza e fiducia ritrovata. Da Scampia a Palermo: un lungo viaggio con l’obiettivo di trasformare in realtà il suo grande sogno.
La storia calcistica di Palumbo iniziò a 16 anni con un provino al Napoli, un’esperienza conclusasi senza alcuna comunicazione da parte del Club partenopeo
“Ma non fui scartato – ha tenuto a precisare Palumbo. Mi dissero “le faremo sapere”, ma non mi hanno fatto più sapere niente”.
A quel tempo, il sogno di diventare calciatore gli sembrava lontano, quasi irrealizzabile. L’occasione arrivò con la Primavera della Ternana, ma il suo unico pensiero era quello di tornare a casa, a Scampia. La Ternana gli offrì un contratto, convincendolo a rimanere fino ad arrivare, piano piano, in prima squadra.
Il passaggio successivo fu alla Sampdoria, a notarlo proprio l’attuale Direttore Sportivo del Palermo, Carlo Osti. Poi però iniziò una girandola di prestiti, prima a Trapani in Serie C con Calori, successivamente a Salerno, una stagione difficile per Palumbo segnata dalla poca continuità di gioco. Nella stagione 2019-2020, tornò a Terni, grazie a Luca Leone, dirigente che Palumbo nell’intervista al Corriere dello Sport ha voluto ricordare con profonda gratitudine.
A fine prestito il ritorno alla Sampdoria, allenata da Claudio Ranieri e il debutto in Serie A, solo per dieci minuti contro la Fiorentina. La rosa della Sampdoria, piena di talenti, convinse Palumbo a privilegiare il minutaggio ed a ritornare a Terni.
Oggi, il suo obiettivo rimane la massima serie, ma con un approccio concreto e radicato alla realtà:
“Da quando il Palermo mi ha voluto – ha confessato – il mio obiettivo è quello. Però una maglia come la rosa si accetta a prescindere, è impossibile da rifiutare. La fiducia la sento eccome, mi ha chiesto Inzaghi, su di me hanno fatto un investimento importante, vuol dire che credono in me”.
Dopo un avvio complicato, Palumbo ha ritrovato ritmo e continuità, una rete realizzata e nove assist, tra cui quello memorabile a Bari per Pohjanpalo, un assist al quale Palumbo è particolarmente affezionato.
“Joel – ha raccontato – è unico negli smarcamenti, in area ha una cattiveria spaventosa”.
Con l’arrivo degli scontri diretti, prima però c’è la trasferta contro il Pescara, Palumbo mantiene lucidità e pragmatismo, consapevole che ogni avversario in Serie B è attrezzato e sono vietati i cali di attenzione.
Ottimo il rapporto con Pippo Inzaghi che Palumbo ammira perché nonostante il Mister abbia vinto tutto, continua ad avere fame. Poi svela che a novembre, nel momento più difficile, Inzaghi chiese al gruppo di dare qualcosa in più.
Palermo per Palumbo adesso è anche casa, risiede a Mondello con la compagna Elena e i due figli, Filippo e Ludovica. Ed il legame con la città si manifesta anche nei piccoli rituali, come entrare in campo al Barbera solo quando risuona “Io che amo solo te”, una sorta di inno personale.
Sul campo, il Palermo eccelle sui calci piazzati, grazie a strategie elaborate e ad una sintonia che Palumbo racconta come un lavoro di squadra, tra amicizie e complicità nello spogliatoio. Tratta Peda come un figlio, ha legato molto con Magnani, e considera i finlandesi suoi fratelli, anche se dice si capiscono gesticolando.
Tra i vicoli di Scampia e le strade di Palermo, Palumbo ha trovato il suo equilibrio, dimostrando che è possibile inseguire un sogno senza perderne l’anima. Ora è pronto a incidere davvero, con il Palermo e sotto gli occhi dei tifosi rosanero che da lui si aspettano tanto.