Modena-Palermo finisce 0-0, in una gara bloccata, tattica, raramente accesa da vere occasioni da gol. I rosanero mostrano compattezza e attenzione difensiva, ma l’impressione è che l’obiettivo primario sia non perdere piuttosto che provare a vincere. Un atteggiamento prudente che, alla lunga, finisce per penalizzare una squadra chiamata a ben altre ambizioni.
La fase offensiva resta il grande nodo irrisolto. La manovra è lenta, spesso prevedibile, priva di quegli strappi capaci di spezzare l’equilibrio. Gli attaccanti vengono isolati, poco supportati da un centrocampo che preferisce il fraseggio conservativo alla verticalità. Il Modena, senza dover alzare particolarmente il ritmo, ha ben controllato la gara e concesso pochissimo.
Ma un dato viene ancora una volta certificato dalla gara di oggi pomeriggio al “Braglia”. Se l’undici iniziale riesce quantomeno a garantire ordine e tenuta, è dalla panchina che emergono i limiti più evidenti. I cambi non incidono, non alzano il livello tecnico né quello agonistico. Anzi, col passare dei minuti il Palermo sembra perdere brillantezza senza avere alternative capaci di mantenere intensità e qualità per tutti i novanta minuti. Una panchina che oggi appare inadeguata per sostenere una squadra che punta alle prime due posizioni e che dovrebbe saper cambiare volto alle partite in corso. Gyasi è stato impalpabile, le due punte, Corona e Le Douaron, gettate, nella mischia a sette minuti dalla fine, non hanno potuto incidere in alcun modo. Del resto, era difficile aspettarsi il contrario.
Inutile negarlo. Questa è una lacuna pesante, perché nelle gare bloccate sono spesso le sostituzioni a fare la differenza. E invece il Palermo resta uguale a se stesso, prevedibile, senza soluzioni nuove da giocarsi. Il punto conquistato muove la classifica, ma oltre a rafforzare il quarto posto in classifica, rafforza purtroppo la sensazione di una squadra incompleta, che vive di equilibrio ma fatica a osare.
Considerato che il Palermo scendeva in campo dopo le “attese” vittorie di Monza, Frosinone e Venezia, era lecito attendersi un atteggiamento più coraggioso, orientato alla conquista dei tre punti, che avrebbero avuto un peso specifico enorme nella corsa di vertice. Invece i rosanero hanno scelto una linea attendista, quasi timorosa, più attenta a non subire che a costruire. Un approccio che sembrava affidarsi all’episodio, episodio che in effetti era arrivato a metà della ripresa con il gol di Palumbo, poi annullato in maniera assai dubbia dal VAR per un presunto fallo di Gyasi sul portiere locale Chichizola: una decisione destinata inevitabilmente a far discutere.
Le scelte di Inzaghi, però, non hanno prodotto i risultati sperati. Gomes schierato dall’inizio, tranne qualche spunto isolato, è rimasto avulso dal gioco, Segre nella posizione di trequartista ha perso incisività, Palumbo, complice il caos tattico generale, non è riuscito a dare ordine e geometrie ad un centrocampo con poche idee che ha lasciato solo al suo destino Pohjanpalo. Le uniche note positive vengono come al solito dal pacchetto arretrato e da Ranocchia, unico a cercare di dare personalità e fantasia al reparto di centrocampo.
Lo sguardo, inevitabilmente, va agli ultimi giorni del mercato di gennaio. I rinforzi dovranno alzare non solo il livello dei titolari, ma soprattutto quello delle alternative. Servono uomini capaci di cambiare ritmo, dare imprevedibilità, offrire risposte immediate dalla panchina. Senza questo salto di qualità, competere stabilmente con il terzetto di testa resterà più un auspicio che un obiettivo concreto.
Adesso, a Bari, non resta altro imperativo che vincere per non perdere ulteriore terreno dalle prime tre che sembrano aver indossato gli stivali delle sette leghe.
“Ubi deficiunt vires, deficit et audacia.”
Dove vengono meno le forze, viene meno anche il coraggio. Una sintesi perfetta del Palermo visto a Modena: una squadra che, priva di alternative all’altezza, finisce per abbassare il proprio raggio d’azione e rinunciare a osare. Senza profondità e senza risorse dalla panchina, la strada verso l’élite della classifica rischia di rimanere impervia.
Le pagelle.
MODENA: Chichizola 6,5; Tonoli 6, Nador 6,5, Nieling 6; Zampano 6,5, Massolin 6 (dal 35′ s.t. Defrel s.v.), Gerli 6, Santoro 6,5 (dal 42′ s.t. Magnino s.v.), Zanimacchia 5 (dal 18′ s.t. Beyuku 6); Mendes 5 (dal 35′ s.t. Pyythia s.v.), De Luca 5 (dal 18′ s.t. Gliozzi 5).
PALERMO: Joronen 6,5; Peda 6,5 (dal 31′ s.t. Bereszynski 6), Bani 6,5, Ceccaroni 6; Pierozzi 5, Gomes 5 (dal 18′ s.t. Gyasi 5), Ranocchia 7, Augello 6; Segre 5, Palumbo 5,5 (dal 38′ s.t. Le Douaron s.v.); Pohjanpalo 5,5 (dal 38′ s.t. Corona s.v.).