C’è un’immagine che più di tutte racconta il momento del Palermo: il Barbera pieno, oltre 33 mila spettatori, per una partita di Coppa Italia di metà agosto. Poi il 2-0 al Lecce, i gol di Dominic Vavassori e del solito Joel Pohjanpalo, il passaggio ai sedicesimi e quella sensazione che, a Palermo, mancava da tempo: la consapevolezza di poter cominciare una stagione con ambizioni vere.

Il successo contro il Lecce non può naturalmente essere considerato una prova definitiva in vista del campionato. Ma è un segnale. E forse anche qualcosa di più. Perché il Palermo ha battuto una squadra di Serie A mostrando per almeno un’ora un’identità già abbastanza riconoscibile, qualità individuali importanti e soprattutto una profondità di rosa che sembra finalmente adeguata alle esigenze di una lunga stagione di Serie B.

Inzaghi aveva chiesto alla sua squadra una risposta dopo la preparazione estiva e l’ha ottenuta. Il 4-2-3-1 ha mostrato un Palermo aggressivo, capace di attaccare con tanti uomini e di trovare rapidamente la porta. Vavassori ha aperto la partita al 14′, Pohjanpalo ha raddoppiato al 42′. Due reti che raccontano anche la varietà delle soluzioni offensive a disposizione del tecnico: da una parte l’esplosività e la capacità di attaccare gli spazi, dall’altra la presenza in area di un centravanti che in Serie B rappresenta un autentico fattore.

La sensazione più interessante lasciata dal Palermo non riguarda soltanto il risultato. È la struttura della squadra.

Inzaghi dispone di alternative praticamente in ogni zona del campo e, soprattutto a centrocampo e sulla trequarti, può scegliere tra caratteristiche diverse senza essere costretto a cambiare completamente fisionomia alla squadra. Contro il Lecce sono entrati Hernani, Estévez, Strefezza e Peda, a conferma di una panchina che quest’anno sembra poter incidere realmente sulle partite. È questo uno degli aspetti che potrebbe fare la differenza durante il campionato. La Serie B non si decide nelle prime cinque giornate, ma nei mesi invernali, nei turni ravvicinati, negli infortuni e nelle partite nelle quali servono giocatori capaci di cambiare il volto di una gara. Il Palermo sembra essere stato costruito proprio con questa idea.

Non è ancora una squadra perfetta. La mancanza di Bani si è avvertita, anche se in maniera meno netta rispetto alla scorsa stagione mentre Magnani resta, purtroppo, ancora un oggetto misterioso. Naturale conseguenza di ciò è che qualche problema difensivo si è visto anche contro il Lecce e la ripresa ha mostrato una formazione meno brillante, con i salentini capaci di creare qualche pericolo. Ma è proprio questa la parte della partita che va studiata con maggiore attenzione: il Palermo ha sofferto, ma non è crollato. E dopo un primo tempo giocato a ritmi molto alti non era affatto scontato.

Tra le note più positive c’è sicuramente Dominic Vavassori.

Il gol contro il Lecce è soltanto il primo capitolo, ma il suo modo di stare in campo ha confermato le aspettative: velocità, attacco della profondità, capacità di creare superiorità e soprattutto la sensazione di poter diventare uno di quei giocatori che in Serie B possono decidere le partite anche partendo da situazioni apparentemente bloccate. Al suo fianco c’è Pohjanpalo, una certezza assoluta. Il finlandese non ha bisogno di presentazioni: il Palermo sa di poter contare su un attaccante capace di trasformare in gol una parte importante delle occasioni che la squadra riuscirà a costruire.

E poi c’è Strefezza, arrivato per aggiungere qualità ed esperienza. Johnsen, Le Douaron, Ranocchia, Palumbo: le possibilità offensive sono numerose. È probabilmente questo il vero salto di qualità rispetto al passato: il Palermo non sembra più dipendere da una sola soluzione.

La serata perfetta, però, non è esistita.

Dopo poco più di un minuto Joronen è caduto sulla spalla in seguito a uno scontro di gioco ed è stato costretto a lasciare il campo. Fortin ha preso il suo posto e ha contribuito alla conservazione del 2-0, ma l’attenzione è inevitabilmente rivolta alle condizioni del portiere finlandese.

Inzaghi, nel dopopartita, non ha nascosto la propria preoccupazione. Si attendono i risultati degli accertamenti ma la sgradevole sensazione è quella di uno stop lungo. In questo caso la società sarebbe chiamata inevitabilmente a valutare un intervento per non presentarsi alla lunga stagione con una situazione di rischio in un ruolo delicatissimo.

Il tempismo, inoltre, è particolarmente delicato: il campionato sta per cominciare e il mercato è ancora aperto.

Ed è proprio qui che si apre il capitolo più interessante.

Il Palermo sembra essere molto vicino ad avere una rosa completa, ma non necessariamente definitiva. La dirigenza ha già compiuto un lavoro profondo e ha modificato parecchio la squadra. Adesso non serve aggiungere giocatori tanto per aumentare il numero: servono gli ultimi tasselli capaci di aumentare ulteriormente la qualità.

Un esterno offensivo con caratteristiche diverse da quelli già presenti sarebbe probabilmente il colpo più utile. Un giocatore capace di saltare l’uomo, giocare su entrambe le fasce e offrire a Inzaghi una soluzione ulteriore contro le squadre che verranno al Barbera per difendersi. Poi c’è la questione delle uscite e della lista. Il limite degli over rende ogni movimento in entrata legato inevitabilmente alle operazioni in uscita. È una partita parallela che Osti dovrà giocare con grande attenzione.

E ora, improvvisamente, c’è anche la porta.

Per questo gli ultimi giorni di mercato potrebbero diventare decisivi non tanto per rivoluzionare il Palermo, quanto per renderlo ancora più equilibrato.

Adesso però piano con i facili entusiasmi e piedi per terra perchè da Domenica si azzera tutto. Occorre equilibrio.

Il Palermo ha battuto una squadra di Serie A, ha mandato un segnale alle concorrenti e ha riempito il Barbera. Anche sui social e tra i tifosi è cresciuta rapidamente la convinzione che questa possa essere finalmente la stagione buona. La reazione dell’ambiente è stata fortissima e i 33.009 presenti rappresentano un dato impressionante per una partita di Coppa Italia.

Ma domenica arriva la Juve Stabia. E il campionato è un’altra cosa.

La partita del 23 agosto sarà il primo vero esame del Palermo costruito per la promozione. Non ci saranno sedicesimi da conquistare, né l’adrenalina di una sfida contro una squadra di Serie A. Ci saranno invece tre punti, una squadra probabilmente più chiusa, la necessità di costruire gioco e la pressione di chi parte con l’obbligo — o quasi — di essere protagonista. Inzaghi lo sa bene. Dopo il Lecce ha immediatamente spostato l’attenzione sul campionato, chiedendo alla squadra di continuare su quella strada e indicando nella conquista dei tre punti contro la Juve Stabia il prossimo obiettivo.

Dopo il Lecce sarebbe sbagliato dire che il Palermo ha già vinto il campionato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare il 2-0 una semplice parentesi estiva.

Il Palermo ha mostrato qualità, personalità, profondità e una precisa idea di calcio. Ha Pohjanpalo, ha giocatori di qualità in mezzo al campo, ha alternative offensive e ha un allenatore che sembra avere già trasmesso una precisa mentalità. La squadra è certamente tra le candidate più accreditate alla promozione diretta.

Restano però alcune domande: la tenuta difensiva, le condizioni di Magnani e soprattutto Joronen. E resta da capire cosa deciderà Osti negli ultimi giorni di mercato. Ma il quadro, oggi, è molto diverso rispetto a qualche mese fa. Il Palermo non parte più semplicemente con la speranza di essere protagonista. Parte con la responsabilità di esserlo.

E forse è proprio questa la novità più importante. Il 2-0 al Lecce ha acceso il Barbera e riacceso il sogno. Adesso, però, bisogna trasformare l’entusiasmo in continuità.

Perché il campionato comincia domenica. E da quel momento, ogni partita racconterà un pezzo della verità su questo Palermo.