Il verdetto del campo è netto: 3-0. Lo stesso risultato dell’andata. Il doppio confronto con il Monza si chiude con un complessivo 6-0 che impone rispetto per la forza dei brianzoli. Eppure, a dispetto del match dell’ottobre scorso, la gara ha raccontato anche di un Palermo che non ha rinunciato a giocare. Una squadra che ha provato a costruire, a tenere il campo con coraggio e personalità, specialmente nei primi quarantacinque minuti. Il Monza, cinico e spietato, ha fatto invece la partita che sa fare meglio: difesa compatta, ripartenze rapide e grande capacità di sfruttare gli episodi favorevoli. Niente di trascendentale, per carità, ma è proprio con questi attributi che si vincono i campionati. Un copione pragmatico, efficace. E, se vogliamo, molto simile a quello che spesso ha premiato proprio il Palermo nel corso della stagione.
La classifica ora cambia le prospettive ma non cancella il percorso fatto. Per il Palermo è il momento di rimboccarsi le maniche e ripartire subito sin dalla partita di martedì sera al “Barbera” contro la Juve Stabia. Adesso occorre bandire la parola disfattismo. Senza tralasciare le poche ma esistenti possibilità di conquistare la seconda piazza, le rimanenti otto partite diventano un nuovo campionato: otto finali, per conquistare la miglior posizione possibile nella griglia playoff. Arrivarci con fiducia e con la convinzione di potersela giocare con tutti.
Nel calcio, più che in ogni altro sport, le stagioni possono cambiare volto nel giro di poche settimane. Le sconfitte pesanti lasciano cicatrici, ma possono anche diventare il punto di partenza per una reazione. È proprio nei momenti complicati che una squadra misura la propria maturità.
Purtroppo, ancora una volta, duole constatarlo, il Palermo ha pagato il limite di una panchina che, in una gara di questo livello, non si è rivelata all’altezza della situazione. Nel momento in cui servivano energie fresche e soluzioni capaci di cambiare l’inerzia della partita, le alternative non hanno inciso.
Non è un caso che Filippo Inzaghi sia stato costretto a ricorrere al debutto dell’oggetto misterioso Rui Modesto, fino a questo momento praticamente mai utilizzato, e a rilanciare giocatori rimasti a lungo ai margini come Corona e Vasic. Segnali evidenti di una rotazione che, almeno in questa fase della stagione, non sembra offrire le stesse garanzie dell’undici titolare. Ed è proprio questo uno dei nodi da sciogliere nel finale di campionato: perché nelle ultime otto partite servirà il contributo di tutta la rosa, non soltanto dei titolari.
Gli antichi romani sintetizzavano questo concetto con una frase semplice e potentissima: Adversis rebus animus non frangitur, sed firmatur. ( Nelle avversità l’animo non si spezza, ma si rafforza ).
È un pensiero che calza perfettamente alla situazione del Palermo. La sconfitta di Monza può essere una ferita oppure una lezione. Può pesare sulle gambe oppure diventare la scintilla per reagire. Se i rosanero sapranno trasformare la delusione in determinazione, queste otto partite non saranno semplicemente la coda del campionato, ma l’inizio di una nuova corsa. Perché a volte è proprio dalle difficoltà che nasce la forza per arrivare fino in fondo.
Le pagelle di Michele.
Monza:
Thiam 6; Delli Carri 6, Ravanelli 7, Lucchesi 6; Ciurria 7 (dal 26′ s.t. Colombo 6,5), Obiang 6,5, Pessina 6,5, Azzi 7 (dal 44′ s.t. Brorsson s.v.); Hernani 5,5 (dal 1′ s.t. Bakoune 6,5), Cutrone 6 (dal 41′ s.t. Alvarez s.v.); Petagna 6,5 (dal 26′ s.t. Dani Mota 6).
Palermo:
Joronen 6; Peda 5 (dal 20′ s.t. Magnani 6), Bani 6, Ceccaroni 6 (dal 20′ s.t. Johnsen 6,5); Pierozzi 6 (dal 14′ s.t. Rui Modesto 5), Segre 6 (dal 26′ s.t. Vasic 5), Ranocchia 5, Augello 6; Palumbo 6, Le Douaron 6 (dal 26′ s.t. Corona s.v.); Pohjanpalo 5.