Il Palermo non va oltre una prestazione a metà contro il Mantova, e ancora una volta, purtroppo, il rammarico supera la soddisfazione. I rosanero hanno avuto la partita in mano, per tutto il primo tempo l’hanno controllata, ma, complice il solito vistoso calo di concentrazione e un arretramento del baricentro di gioco nei secondi quarantacinque minuti, non sono mai riusciti a darle il colpo decisivo. Un copione già visto, che riapre interrogativi non solo sulla concretezza della squadra, ma anche sulla gestione della gara da parte di Filippo Inzaghi.
Il Palermo ha fatto la partita, ha subito imposto i diritti del più forte e ha mostrato una discreta organizzazione nel palleggio. Il gol dopo soli otto minuti di gioco siglato da Ceccaroni al termine di una bella azione corale sembrava presagire un pomeriggio degno di una squadra leader. Tuttavia, a fronte di una supremazia territoriale evidente, è mancata la capacità di trasformare il controllo in un vantaggio definitivo. Occasioni non capitalizzate, scelte sbagliate e una tendenza a rallentare proprio quando serviva affondare hanno tenuto in vita un Mantova volenteroso, ma con pochissime idee ed ampiamente alla portata dei rosanero.
Ed a poco ci si può consolare col settimo risultato utile consecutivo. Si può senza ombra di dubbio parlare di due punti pesanti persi, due punti che avrebbero permesso di guadagnare in un colpo solo su Monza, Cesena, Catanzaro e Modena e tenere il passo di Frosinone e Venezia.
In questo contesto pesa anche una gestione troppo conservativa del match da parte di Inzaghi. Nel momento in cui la partita chiedeva coraggio e una presa di posizione netta, l’allenatore ha optato per scelte prudenti: cambi attendisti, poca voglia di sbilanciarsi e l’idea di controllare più che di colpire. Un messaggio che la squadra ha recepito e che l’avversario ha sfruttato, trovando fiducia e spazi col passare dei minuti.
Il problema, però, va oltre la singola partita e oltre le scelte dalla panchina. Questo Palermo sembra pagare anche una rosa non ancora all’altezza delle ambizioni, corta in alcuni ruoli e priva di alternative capaci di incidere davvero a gara in corso. Quando i titolari rallentano, il livello complessivo si abbassa, e la squadra perde incisività e personalità.
Ed è qui che entra in gioco la società, chiamata a un’assunzione di responsabilità chiara e immediata. Il mercato di gennaio non può essere affrontato in modo attendista: servono almeno tre innesti mirati, elementi in grado di alzare il livello sia numerico che qualitativo della rosa. Un attaccante/trequartista che garantisca gol e movimento, un centrocampista capace di dare ritmo e personalità, che sappia guidare la squadra nei momenti di difficoltà ed un centrale d’esperienza che possa dare una mano a Bani. Non rincalzi, ma giocatori pronti, abituati a reggere la pressione.
Il Palermo ha basi solide, ma così rischia di restare una squadra incompiuta, sospesa tra buone prestazioni e risultati che non decollano. Senza un cambio di passo sul mercato e senza un atteggiamento più coraggioso in panchina, il rischio è quello di continuare ad accumulare rimpianti.
Il tempo delle analisi sta finendo: ora servono decisioni forti, in campo e fuori.
“Tempus fugit, occasio non praeterit.”.
Le ambizioni non si dichiarano, si colgono. Se la società crede nel progetto e negli obiettivi, deve agire subito, perché nel calcio – come nella vita – il tempo passa, ma le occasioni perse non tornano.
Le pagelle.
MANTOVA: Bardi 7; Cella 6, Castellini 5, Bani 6; Maggioni 5 (dal 14′ s.t. Paoletti 5), Wieser 6, Trimboli 5 (dal 14′ s.t. Zuccon 5), Fiori 5 (dal 31′ s.t. Bragantini 6); Falletti 5 (dal 31′ s.t. Marras 7), Ruocco 5 (dal 14′ s.t. Mensah 5,5); Mancuso 5.
PALERMO: Joronen 5; Peda 6,5 (dal 24′ s.t. Bereszynski 5,5), Bani 6,5, Ceccaroni 7; Pierozzi 6, Segre 6 (dal 36′ s.t. Giovane 5), Ranocchia 6,5 (dal 24′ s.t. Gomes 5), Augello 6; Palumbo 6,5 (dal 24′ s.t. Blin 6), Vasic 6,5 (dal 19′ s.t. Le Douaron 5,5); Pohjanpalo 6.