I tormentoni estivi, dai tempi antichi ad oggi, cosa è cambiato?

Iniziando la stagione estiva, si sa, non arrivano solo il sole, il mare, l’ombrellone, ma anche quella musica che ci accompagna per tutti e tre i mesi estivi e ci fa ballare nelle spiagge, quelli che tutti comunemente chiamiamo i tormentoni. Ma è sempre stato cosi? Nella storia, a partire dal 200-300 fino ad arrivare ai nostri giorni, in estate come ci si divertiva, cosa si faceva? Si era troppi impegnati a portare avanti eventi bellici o a sconfiggere epidemie? Anche quest’anno abbiamo vissuto grande paura per una pandemia sconosciuta e siamo rimasti a casa lungo tempo. Eppure, nonostante il momento, i tormentoni anche quest’anno non sono mancati. Ma la verità è che musica e letteratura camminano di pari passo. Sono due linee che alla fine convergono, sempre o quasi sempre e questo vale anche per i tormentoni estivi. Anche nei tempi antichi c’erano i tormentoni. Possiamo ricordare il periodo della poesia-musica epico – cavalleresca tanto che alcuni di questi presentano una vera e propria annotazione musicale. I cantori si esibivano presso le corti, un po’ come oggi ci si esibisce sul palco, più o meno la stessa cosa, ed ogni anno si avevano cose nuove da cantare, con un periodo politico diverso, un momento sociale diverso, perché anche in quel tempo, come oggi, la società era in continuo mutamento. Ancora oggi molti tormentoni estivi ritraggono il momento sociale come la nuova hit di J-ax, oppure il videoclip di “Ridere” dei Pinguini tattici nucleari che affronta proprio la tematica del lockdown. Con il tempo, il tema amoroso viene pian piano sostituito con quello allegorico e di questo, il massimo esponente fu sicuramente Dante, ed infatti, anche la Divina Commedia è un canto e se noi ci mettessimo davanti un canto della Divina Commedia ed una canzone di J-ax la cosa non cambierebbe, sono entrambi testi accompagnati da rime, metafore, allitterazioni e varie figure retoriche solo che ovviamente non ci rendiamo conto, perché non andremo mai a fare l’analisi del testo di questi tormentoni. Tutto questo nel 500 si diffonde ancora di più fino ad arrivare al melodramma, punto chiave del romanticismo che è proprio il periodo che ruota attorno proprio alla musica. Negli anni, fino ad arrivare al 900 tutto questo non viene abbandonato, anzi al contrario, viene rimodernato, pensiamo sicuramente uno tra i tanti Gabriele D’Annunzio con la pioggia nel pineto, ma non solo, la poesia di Giosuè Carducci è diventata una canzone, cantata da Fiorello, come noi ricordiamo, San Martino (la nebbia agli irti colli) che sicuramente non è un tormentone estivo ma è un modo per agganciare poesia e musica. La poesia in musica si è poi evoluta ancora di più e in Italia, di poeti-musicisti ne abbiamo avuti e fortunatamente ancora ne abbiamo tanti: De Gregori, Gaber, Guccini, De Andrè. Nulla è cambiato. Non è infatti un caso se la raccolta di poesie di Giacomo Leopardi si intitola Canti, ma ovviamente se citiamo tormentoni estivi non possiamo citare Leopardi ma possiamo sicuramente citare “S’i fosse foco” di Cecco Angiolieri e non possiamo dimenticare Giuseppe Ungaretti. Insomma è cambiato il modo di fare musica, ma la musica ha sempre accompagnato l’uomo nel corso della propria vita. Di sicuro le fanciulle non si mettevano le cuffie quando volevano ascoltare un po’ di musica, di sicuro non ballavano in spiaggia, le più fortunate avevano il privilegio di ascoltare i cantori nelle loro sale. Oggi non possiamo fare a meno dei tormentoni, di quei brani musicali che tutti cantano, che ascolti ovunque e ti entrano in testa, ma che poi non vuoi più ascoltare. Forse è proprio questa la differenza: di un Carducci, di un Ungaretti non ci si stanca mai, dei tormentoni, forse alla fine, a dicembre, nel periodo natalizio, non ci ricorderemo più nemmeno chi li cantava.

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