L’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio non ha provocato soltanto amarezza e polemiche nel nostro Paese. Il fallimento della Nazionale italiana ha attirato l’attenzione del New Yorker, una delle più prestigiose testate giornalistiche del mondo. Per capire a fondo le cause della debacle azzurra, il giornalista Albert Samaha ha intervistato Mario de Rossi, agente FIFA e manager sportivo.

Mario De Rossi, avvocato, fondatore della MdR Sports Management, agenzia di intermediazione e procura sportiva specializzata nel calcio, sia nel settore maschile che in quello femminile, tre anni fa ha superato l’esame da agente FIFA, consolidando ulteriormente il suo percorso professionale.

Nel corso dell’intervista concessa al New Yorker, De Rossi ha ripercorso simbolicamente l’inizio del declino azzurro, partendo dai suoi ricordi personali e più precisamente dalla notte del 9 luglio 2006, quando l’Italia conquistò il suo quarto titolo mondiale battendo la Francia nella finale di Berlino. All’epoca era uno studente universitario ma, nonostante gli esami del giorno successivo, trascorse la notte a festeggiare in piazza con migliaia di tifosi.

In quel periodo – ha ricordato De Rossi – eravamo al centro del mondo del calcio e invece, proprio da lì è iniziato un declino azzurro che oggi sembra quasi irreversibile”.

Dopo quel trionfo, la Nazionale italiana perse progressivamente terreno rispetto alle altre grandi Nazionali europee. Alle eliminazioni al primo turno nei Mondiali del 2010 e del 2014 sono seguite le clamorose mancate qualificazioni alle edizioni del 2018 e del 2022, fino ad arrivare alla nuova e pesantissima esclusione dal Mondiale 2026.

Una crisi che ha acceso un dibattito tra dirigenti, tecnici, osservatori e tifosi. Le spiegazioni sono molteplici, modelli tattici considerati superati, una minore diffusione del calcio tra i giovani, la crescente presenza di stranieri nei campionati professionistici e la difficoltà nel valorizzare i talenti prodotti dai vivai.

Per Mario de Rossi, però, il problema è ancora più profondo e riguarda la capacità del sistema calcio italiano di comprendere i cambiamenti della società contemporanea:
“Tutti – ha sottolineato De Rossi – si girano dall’altra parte perché non vogliono guardare. Non sanno che il mondo è cambiato”

Le riflessioni dell’Avvocato De Rossi, finite sulle pagine del New Yorker, descrivono con chiarezza i principali fattori che hanno contribuito al declino del calcio italiano.

Secondo l’agente FIFA, il primo passo per rilanciare il movimento calcistico in Italia è quello di restituire spazio ai giovani talenti italiani. Da qualche anno, tantissime società di Serie A e Serie B preferiscono puntare su calciatori stranieri di livello medio, limitando così le opportunità di crescita e il minutaggio dei ragazzi provenienti dai vivai, impoverendo, di conseguenza, il bacino della Nazionale.

Ma altrettanto urgente è una profonda riforma dei vertici sportivi. Per de Rossi serve un vero e proprio rinnovamento profondo della FIGC e delle altre federazioni, spesso guidate da figure espressione della politica più che da professionisti del settore.

Un altro tema importante riguarda gli investimenti nella formazione. Il futuro del calcio italiano passa dalle scuole calcio, dagli allenatori e dai tecnici che lavorano ogni giorno sul territorio.
“Bisogna iniziare a trattare con dignità chi forma i giovani – ha dichiarato De Rossi – valorizzando il loro lavoro e garantendo condizioni adeguate. Non si può pretendere che i talenti emergano senza investire nelle persone che li fanno crescere.”

L’intervista del New Yorker si chiude con una riflessione sulla Premier League. Il campionato inglese oggi genera ricavi pari a circa tre volte e mezzo quelli della Serie A perché, negli anni, ha saputo investire con continuità in infrastrutture, governance e sviluppo del prodotto. Ma soprattutto, perché ha avuto la capacità di leggere in anticipo i cambiamenti del calcio moderno e di adattarsi a un contesto globale in continua evoluzione.