Le prime note e la voce colgono alla sprovvista…se chiudi gli occhi senti Fabrizio De Andrè (e invece no!) se li riapri scopri un talento siciliano:
Ninè Ingiulla, 41nne catanese, musicista e cantautore di spiccata bravura, veramente impressionante nei suoi ricorrenti omaggi a De Andrè.
Da qui al Teatro Politema-Garibaldi il passo è breve. La curiosità per l’evento dal vivo è tanta. Domenica 10 maggio finalmente prendiamo posto per lo spettacolo delle 18.30 in una sala gremita e molto animata.
Il teatro è sempre splendido seppur nella sua bellezza decadente, e alzando lo sguardo verso il loggione gli occhi si riempiono ancor prima che si alzi il sipario.
“Creuza de ma”, pezzo iconico d’apertura, ci trasporta subito nelle giuste atmosfere tanto care all’autore con un inaspettato accento genovese.
Brano dopo brano ripercorriamo il celebre concerto al Brancaccio di Roma del 1998. E’un omaggio fedele, che cresce d’emozione e d’intensità portando al centro della scena non solo le canzoni,come Princesa, Il testamento di Tito, ma anche temi importanti come la guerra, la solitudine, l’omosessualità.
Ninè, infatti, trova il tempo per riferire fedelmente il “discorso sulla solitudine”. Un intervento che che non perde d’attualità a distanza di piu di vent’anni. Che ci lascia scorgere attraverso le parole e la musica una nuova idea di solitudine come lusso, come libertà concessa a pochi. Una rivendicazione di espressione e di confronto con se stessi.
“Il sogno di Maria” è forse l’unico spazio di libera interpretazione che si concede Ingiulla rivisitando un pò il pezzo. Una libertà senz’altro guadagnata dopo un concerto sostenuto, con ben 23 pezzi e oltre due ore di bella musica.
Grazie allora! Per la bella serata, per il piacere di poter ancora godere di uno spettacolo dal vivo, e grazie a tutti gli 11 musicisti che lo hanno e ci hanno accompagnato in questo viaggio.
Unica nota “in direzione ostinata e contraria”, se possiamo permetterci, sono le luci. Un allestimento un pò troppo psichedelico per un viaggio verso Genova.