Il Palermo fa il suo dovere, senza incantare ma con la concretezza che in questa fase vale più di ogni estetica. La vittoria era l’unico obiettivo e la squadra guidata da Filippo Inzaghi lo ha centrato, dando seguito al successo del Frosinone e mantenendo viva una rincorsa che resta complicata ma non ancora impossibile.
La gara è scivolata via senza particolari scossoni. Dopo il vantaggio iniziale, arrivato grazie a una verticalizzazione pulita orchestrata dai piedi educati di Palumbo e rifinita dal lavoro offensivo di Le Douaron, i rosanero hanno gestito senza correre grandi rischi. L’Avellino si è rivelato meno pericoloso del previsto ma, anche dopo l’espulsione del centrale difensivo Izzo, una follia che ha lasciato gli ospiti in inferiorità numerica per oltre un tempo, il Palermo non è riuscito a chiudere subito i conti.
Anzi, proprio nella parte centrale della ripresa è emersa qualche ombra: squadra confusa, ritmi bassi e poca incisività. Solo al 35’ è arrivato il gol della sicurezza, firmato da una perla di Filippo Ranocchia, ancora una volta su una giocata verticale ben costruita e rifinita con lucidità. Un lampo che ha definitivamente spento le residue speranze degli avversari.
Tra le note positive, oltre ai tre punti, c’è la conferma della qualità dei centrocampisti più tecnici, decisivi nella costruzione delle reti, e il contributo delle punte, Pohjanpalo e Le Douaron, preziosi nel lavoro di rifinitura. Inoltre, Inzaghi può sorridere anche per la gestione disciplinare: nessuna perdita pesante in vista del big match di venerdì, con elementi diffidati come Bani che restano a disposizione.
Resta però la sensazione di una squadra che occupa una posizione di classifica coerente con quanto espresso finora: solida ma non dominante, concreta ma raramente brillante. Un profilo che, allo stato attuale, rischia di non bastare per la promozione diretta, soprattutto considerando la continuità del Frosinone e l’attesa per il risultato di oggi del Monza.
Il “Barbera”, ancora una volta spinto da quasi 30.000 tifosi e impreziosito dalla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si conferma un fortino: dieci vittorie nelle ultime undici gare casalinghe sono un segnale importante, soprattutto in ottica playoff.
Adesso, però, arriva il momento della verità. La trasferta di Frosinone rappresenta un vero spartiacque della stagione: servirà una prova di forza, caratteriale prima ancora che tecnica, per dimostrare di poter ambire davvero al salto in Serie A. Anche perché non è da escludere che proprio i ciociari possano ritrovarsi sulla strada dei rosanero negli spareggi promozione.
Infine, resta da monitorare la situazione di Joronen: senza nulla togliere ad Alfred Gomis ( bentornato ), un’eventuale assenza del portiere potrebbe pesare sull’equilibrio di una squadra che, pur vincendo, continua a vivere su un sottile filo tra solidità e fragilità.
Il Palermo avanza, senza brillare ma senza fermarsi. E a questo punto della stagione, può bastare. Per ora.
In definitiva, più che la prestazione, conterà ciò che il Palermo saprà costruire da qui in avanti. La sfida contro il Frosinone dirà molto: se i rosanero saranno in grado di alzare il livello, allora la corsa potrà riaprirsi davvero, altrimenti resterà la strada dei playoff, dove però il “Barbera” e questa ritrovata continuità interna potrebbero fare la differenza. Servirà qualcosa in più, soprattutto in termini di personalità e gestione dei momenti chiave, ma la sensazione è che il destino sia ancora, almeno in parte, nelle mani della squadra di Filippo Inzaghi. Adesso arrivano le partite che pesano: quelle che separano una stagione discreta da una davvero vincente.
Le pagelle di Michele
PALERMO: Joronen s.v. (dal 12′ s.t. Gomis s.v.); Peda 6,5, Bani 6,5 (dal 39′ s.t. Magnani s.v.), Ceccaroni 6; Pierozzi 6 (dal 1′ s.t. Gyasi 6), Segre 5 (dal 26′ s.t. Giovane 6), Ranocchia 7, Augello 6; Palumbo 6,5 (dal 26′ s.t. Vasic 6), Le Douaron 6,5; Pohjanpalo 6.
AVELLINO: Daffara 6; Cancellotti 6, Simic 5, Izzo 3, Sala 5; Besaggio 5 (dal 1′ s.t. Enrici 5,5), Sounas 5,5 (dal 35′ s.t. Tutino s.v.), Palmiero s.v. (dal 33′ p.t. Le Borgne 5); Palumbo 6,5; Biasci 5 (dal 19′ s.t. Insigne 5), Patierno 5 (dal 1′ s.t. Russo 5)