Senza troppi giri di parole, questa è una sconfitta che pesa più dei tre punti. Siamo nella fase finale e cruciale del torneo ed ogni passo falso conta il doppio del solito.

Il Palermo esce battuto dal campo del Pescara con la sensazione di aver lasciato qualcosa di più dei punti. Lascia certezze, entusiasmo e forse anche un pezzo di credibilità nella corsa alle prime due piazze. Una partita che ha ricordato molto, anche nell’andamento, quella del 3 aprile 2019, quando il Pescara riuscì a ribaltare tutto nei minuti finali, trovando la vittoria in rimonta con il gol al minuto 86 di Gennaro Scognamiglio.
Anche allora fu una gara sporca, nervosa, decisa più dagli episodi che dal dominio; anche allora il Palermo ebbe la sensazione di avere la partita in controllo prima di vedersela scivolare via nel momento più crudele. Cambiano gli interpreti, non la beffa.

Ma torniamo al presente. Mentre allora nonostante la sconfitta, il Palermo aveva avuto il controllo del match con un maggior possesso palla, effettuando più tiri verso lo specchio della porta abruzzese oggi, invece, non ha funzionato quasi nulla. Non basta aggrapparsi alla giornata di grazia di Lorenzo Insigne, che ha marchiato la gara con classe e determinazione. Bisognava aspettarselo. Piuttosto, quando subisci 14 tiri, di cui 8 nello specchio, il problema non è solo il talento dell’avversario: è la tua incapacità di opporre resistenza. La difesa ha vacillato sotto ogni pressione, il portiere – stavolta – non ha compiuto miracoli e anzi ha inciso negativamente sul risultato. Il centrocampo è sembrato scollegato, incapace di filtro e di costruzione. L’attacco? Se non fosse per “Re Mida” Pohjanpalo potremmo dire non pervenuto.

Scelte tecniche e atteggiamento: il doppio nodo che ha sentenziato il bruttissimo stop di oggi.

L’esclusione iniziale di Le Douaron ha lasciato perplessi, così come la promozione di Johnsen a titolare non ha prodotto gli effetti sperati. L’assenza di Bani ha pesato più del prevedibile, ma sarebbe riduttivo fermarsi a un singolo nome: tutta la squadra è sembrata imballata, mentalmente prima ancora che fisicamente.

Ciò che più preoccupa è l’atteggiamento. Remissivo. Sfilacciato. In una parola: fragile. La panchina, poi, non è stata un valore aggiunto. Nel momento della mareggiata servivano uomini capaci di cambiare ritmo e inerzia. Invece il Palermo è stato travolto dall’onda pescarese, incapace di reagire.

Adesso, l’effetto più devastante, al di là dello stop, è che la classifica si complica.

Nella giornata in cui si poteva accorciare, la distanza dalle prime due è salita a sei punti. Gli scontri diretti contro Venezia e Monza restano un appiglio, ma ora assumono il peso di finali anticipate. Se non approfitti dei passi falsi altrui, restano soltanto le sfide faccia a faccia. E lì non basterà presentarsi: bisognerà imporre il proprio gioco, cosa che a Pescara non si è vista neanche per un minuto.

Mercoledì, fortunatamente, si torna in campo ma contro il Mantova servirà vincere. Non solo per i punti, ma per ricostruire un’identità smarrita. Perché questo Palermo non è nemmeno lontano parente di quello visto dalla seconda parte del girone d’andata reduce da 14 giornate utili.

Qualche riflessione nel chiuso dello spogliatoio è indispensabile. Non si può archiviare tutto come una giornata storta. Una squadra che punta alla promozione diretta non può presentarsi con questo approccio mentale. Non può sembrare sorpresa dall’intensità altrui. Non può apparire sazia quando ancora non ha conquistato nulla. Adesso, la batosta di Pescara non chiude i giochi, ma cambia prospettiva. Se prima si parlava di rincorsa concreta, ora si parla di rincorsa obbligata. È diverso. Psicologicamente e tecnicamente.

“Aut vincere aut mori.” O vincere o morire.

Non è un invito alla resa, ma alla scelta. Non esistono più mezze misure, non esistono più alibi. In una corsa alla promozione diretta non si galleggia: si impone la propria forza o si viene travolti. Il Palermo ha davanti un bivio netto. Continuare a inseguire con timidezza, sperando nei passi falsi altrui, oppure assumersi la responsabilità del proprio destino. La sconfitta di Pescara deve diventare ferita aperta, orgoglio punto sul vivo, scintilla di reazione.

Mercoledì non serviranno parole. Servirà rabbia lucida, concentrazione feroce, mentalità da squadra che non accetta compromessi.

Perché da adesso in poi è semplice: vincere. Il resto non conta.

Le pagelle.

PESCARASaio 5; Faraoni 6 (dal 40′ s.t. Altare s.v.), Bettella 6, Capellini 6, Cagnano 6; Valzania 6, Brugman 6,5, Acampora 6,5 (dal 17′ s.t. Berardi 6); Insigne 8 (dal 23′ s.t. Meazzi 7); Di Nardo 6,5, Russo 5,5.

PALERMOJoronen 5,5; Peda 5 (dal 1′ s.t. Bereszynski 5), Magnani 5 (dal 35′ s.t. Veroli s.v.), Ceccaroni 5; Pierozzi 5, Segre 5,5 (dal 29′ s.t. Gomes 5), Ranocchia 4,5 (dal 17′ s.t. Blin 5), Augello 6; Palumbo 5, Johnsen 4,5 (dal 17′ s.t. Le Douaron 5); Pohjanpalo 6.