Il Palermo visto a Genova è una squadra che non ha mai staccato la spina, nemmeno quando tutto sembrava andare nella direzione sbagliata. Sotto nel punteggio, schiacciato dall’inerzia e da un ambiente difficile, avrebbe potuto accettare la sconfitta come “giornata storta”. Invece no.

C’è stato un momento – chi guarda il Palermo lo riconosce subito – in cui la partita è cambiata non tatticamente, ma emotivamente. Più duelli, più rabbia agonistica, più voglia di rimettere la testa fuori dall’acqua. Il pareggio nasce proprio da lì: dalla testardaggine, dalla scelta di crederci quando sarebbe stato più facile smettere.

Questo è il Palermo che piace alla gente: magari imperfetto, magari discontinuo, ma mai domo. Una squadra che ha dimostrato di avere un’anima, e in un campionato lungo e logorante questo vale quasi quanto i punti.

Allora possiamo dire, senza timore di smentita, che quella di ieri sera è una rimonta che pesa più del punto conquistato.

Tecnicamente è “solo” un pareggio. Ma psicologicamente è un risultato che vale doppio. Riagganciare una partita che sembrava persa: rafforza il gruppo, cementa lo spogliatoio, manda un messaggio chiaro alle avversarie: contro il Palermo non è finita finché non è finita. È quel tipo di risultato che può diventare un riferimento interno: “vi ricordate Genova?”. E spesso le stagioni girano anche su episodi così.

E poi c’è il capitolo più indigesto. Un arbitraggio quello del signor Di Marco che, senza troppi giri di parole, è apparso sfacciatamente ostile. Non si tratta di un singolo episodio, ma di una gestione complessiva che ha dato la sensazione di: falli simili giudicati in modo opposto, cartellini a senso unico, metro arbitrale ballerino, sempre a sfavore dei rosanero.

E poi, “dulcis in fundo”, il gol annullato ingiustamente a Pierozzi che resta l’episodio-simbolo di una direzione di gara profondamente sbilanciata. 

Un gol bellissimo. Su rimessa laterale di Augello, Bani di testa innesca Johnsen. Splendida la rabona del norvegese, con palla che perviene a Pohjanpalo, assist di petto, tiro di Pierozzi. Palla nel sacco. Ci abbiamo messo più tempo a raccontare che il Palermo nel realizzare una delle più belle reti dell’anno per partecipazione del collettivo e frutto evidente di schemi studiati durante la settimana.

Motivazione dell’annullamento? Bani in elevazione avrebbe fatto fallo su Conti. Da rimanere basiti e sconcertati per un calcio sempre più in buona parte delegato al cervellotico Var.

Un intervento che non solo ha privato il Palermo di una rete regolare, ma che ha nettamente inciso sull’inerzia emotiva della partita, alimentando frustrazione e senso di ingiustizia. È il classico episodio che pesa come un macigno, perché ha tolto ai rosanero ciò che avevano costruito sul campo con sacrificio e tempismo, e che al tempo stesso ha reso ancora più preziosa la reazione successiva della squadra: capace di non disunirsi, di non crollare psicologicamente, e di trovare comunque la forza per riagguantare una gara seriamente compromessa.

Questo tipo di direzione arbitrale non solo innervosisce, ma condiziona la partita, spezza il ritmo, mina la serenità dei giocatori. Ed è forse qui che il pareggio assume ancora più valore: il Palermo ha dovuto giocare contro l’avversario e contro il fischietto, senza mai cadere nella trappola del nervosismo totale. Resta l’amarezza, perché con un arbitraggio equo probabilmente staremmo parlando di un altro risultato. Ma resta anche l’orgoglio di una squadra che non ha cercato alibi sul campo.

Le sensazioni che ci lascia in eredità la partita di Genova sono contrastanti.

Rabbia per come è stata gestita la gara dall’arbitro, soddisfazione per una rimonta di carattere, fiducia per una squadra che ha dimostrato di avere cuore e spessore umano.

Il Palermo non è ancora perfetto, ma è vivo, e in certi contesti ostili questo non è affatto scontato. Se questa fame e questa capacità di reazione diventeranno una costante, allora partite come questa – sporche, difficili, combattute – potrebbero rivelarsi fondamentali quando i conti si faranno davvero.

“Gutta cavat lapidem.” (La goccia scava la pietra.).

Non con la forza, ma con la costanza. Il pareggio di Genova non è un punto isolato, ma una goccia che, insieme alle prossime due gare casalinghe contro Entella e Sudtirol, può scavare solco e identità. Serve pazienza, serve insistenza, serve credere nel lavoro quotidiano: perché i campionati non si decidono nei singoli episodi, ma nella capacità di perseverare anche quando il cammino sembra più duro del previsto.

Le pagelle di Michele.

SAMPDORIA: Martinelli 6; Hadzikadunic 6, Abildgaard 5, Viti 6; Di Pardo 6,5, Conti 6 (dal 1′ s.t. Ricci 6,5), Henderson 6,5 (dal 30′ s.t. Barak 5), Cicconi 6; Begic 7 (dal 17′ s.t. Cherubini 7), Pierini 7 (dal 47′ s.t. Riccio s.v.); Brunori 6 (dal 17′ s.t. Soleri 6).

PALERMO: Joronen 6; Peda 6 (dal 17′ s.t. Ceccaroni 7), Bani 6, Magnani 5 (dal 21′ s.t. Le Douaron 6); Pierozzi 6, Gomes 5 (dal 1′ s.t. Segre 5,5), Ranocchia 5 (dal 38′ s.t. Gyasi s.v.), Augello 6,5; Palumbo 7, Johnsen 6,5 (dal 38′ s.t. Vasic s.v.); Pohjanpalo 6.