Il 2-2 tra Avellino e Palermo è uno di quei risultati che parlano di una gara intensa, combattuta, a tratti spettacolare, che ha messo ancora una volta a nudo pregi e difetti dei rosanero. Un pareggio che lascia un retrogusto amaro per il modo in cui è arrivato ma che va comunque accettato sia perché muove la classifica sia perché giunto al termine di una gara di grande sofferenza.

Sul piano del gioco, l’equilibrio è stato il filo conduttore della partita. L’Avellino, come ampiamente previsto, ha interpretato la gara secondo il credo del proprio tecnico, Raffaele Biancolino, ovvero con le uniche armi che poteva contrapporre alla forza del Palermo, grande aggressività e organizzazione, senza timori reverenziali. Il Palermo ha risposto con un primo tempo assai lezioso ed un avvio ripresa assai imbarazzante ma era però riuscito a sfruttare al meglio la qualità dei singoli per raddrizzare l’incontro. Ma non ha mai dato la sensazione di avere il controllo totale del match.

In casa rosanero il pareggio porta con sé però alcune ombre. Oltre alle difficoltà nella gestione dei momenti della gara, pesa come un macigno l’episodio dell’espulsione di Salim Diakité. Non un caso isolato, ma che si inserisce purtroppo in una serie di episodi negativi che hanno visto il giocatore spesso protagonista in senso sfavorevole. Nulla da dire sull’impegno del terzino destro maliano ma la sua irruenza ha finito per penalizzare di brutto la squadra.

In una partita equilibrata come quella di ieri, dove ogni dettaglio può fare la differenza con in ballo un successo importante per la classifica ed il morale tutto questo ha influito tantissimo. A questi livelli, l’esperienza dovrebbe tradursi in maggiore lucidità, non in errori ripetuti che compromettono il lavoro collettivo.

Altro aspetto maturato dai novantasei minuti del “Partenio” riguarda mister Filippo Inzaghi e le mosse improntate a una gestione conservativa della gara. Le scelte dalla panchina sembrano aver privilegiato il controllo e la tutela del risultato piuttosto che la ricerca di un colpo definitivo. Un approccio comprensibile in inferiorità numerica o in fasi delicate, ma che alla lunga ha finito per abbassare il baricentro e concedere fiducia e spazio ad un Avellino ormai stanco e sfiduciato. In un contesto così equilibrato, la prudenza eccessiva rischia di trasformarsi in rinuncia, soprattutto contro una squadra pronta ad approfittarne sul piano dell’intensità.

Allora, che indicazioni vengono fuori dalla battaglia in terra irpina? Che l’aspetto mentale resta ancora una volta il nodo centrale. Il Palermo paga nuovamente una certa fragilità nella gestione delle situazioni critiche.

Mentre l’Avellino ha saputo crescere dentro la partita, il Palermo ha dato l’impressione di volerla amministrare più che dominarla. Ed è proprio in questo sottile confine tra controllo e passività che si decide l’esito di gare come questa.

In conclusione, il 2-2 del “Partenio” è un risultato che soddisfa più l’Avellino e interroga il Palermo.

Una partita che lascia in eredità al campionato dei rosanero la solita morale. Disciplina, coraggio e scelte coerenti con l’ambizione sono fondamentali per vincere un campionato lungo e difficile come la B, perchè la capacità di restare concentrati, di mantenere equilibrio e di evitare episodi evitabili sarà determinante nel resto della stagione.

Un altro capitolo riguarda, lo ribadiamo per l’ennesima volta, il mercato di gennaio dove sarà fondamentale inserire almeno tre pedine di valore che permettano alternative valide sia qualitativamente sia numericamente. Lo stop per squalifica di Bani contro il Padova sabato prossimo al Barbera ad esempio sarà una bella gatta da pelare per il nostro tecnico.

In conclusione, Avellino–Palermo è stato un pareggio che lascia sensazioni diverse: entusiasmo e fiducia da una parte, riflessione e autocritica dall’altra. Un risultato che se ne sarà tratto il giusto insegnamento potrà essere utile alla causa rosanero per resettare e abolire quei deficit palesi sotto gli occhi di tutti sin da inizio campionato.

Perché, come ricorda un antico proverbio latino, “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”: sbagliare può capitare, ma continuare a farlo senza imparare è il vero limite da superare.

Le pagelle.

AVELLINODaffara 6; Enrici 5 (dal 39′ s.t. Russo 6,5), Simic 6, Fontanarosa 6; Missori 6,5, Palmiero 5,5 (dal 28′ s.t. Palumbo 7), Sounas 6, Besaggio 6 (dal 43′ s.t. Panico s.v.), Cancellotti 5; Tutino 5 (dal 28′ s.t. Patierno 5), Biasci 6,5 (dal 39′ s.t. Lescano s.v.).

PALERMOJoronen 7; Peda 6, Bani 6 (dal 21′ s.t. Gyasi 5), Ceccaroni 5; Diakité 4, Segre 5 (dal 21′ s.t. Gomes 5), Ranocchia 6,5 (dal 39′ s.t. Giovane s.v.), Augello 5; Palumbo 5,5 (dal 39′ s.t. Blin s.v), Le Douaron 5 (dal 43′ s.t. Veroli s.v.); Pohjanpalo 6,5.