La Sicilia dei piccoli Comuni è sull’orlo del collasso. I dati dell’Anci Sicilia, illustrati dal presidente Paolo Amenta e dal segretario generale Mario Emanuele Alvano, tracciano un quadro drammatico, il Fondo per le autonomie locali è stato ridotto a 287 milioni per quasi cinque milioni di abitanti. In confronto, la Sardegna, con poco più di un terzo della popolazione siciliana, dispone di 550 milioni. In questo scenario difficile, i sindaci diventano l’ultimo presidio per garantire i servizi. E tra tutti, Blufi, con il suo sindaco Calogero Puleo, si distingue come esempio concreto di dedizione al servizio della comunità.

I Comuni siciliani spendono dai loro bilanci 585 milioni per i servizi sociali, mentre la Regione contribuisce con soli 30 milioni. Crescono i Comuni in dissesto o pre dissesto, oggi circa 130, nonostante un avanzo regionale di oltre due miliardi. Le emergenze sono continue, assistenza agli studenti disabili, trasporto scolastico, mense, asili nido e personale stabilizzato negli enti locali.

In questo contesto difficile, a Blufi il sindaco Calogero Puleo si distingue per un impegno concreto e diretto. Recentemente ha sostituito la valvola di sicurezza di uno scaldino nel bagno della scuola elementare, sistemato il galleggiante di una cassetta e risolto una perdita nel collettore dell’impianto dei termosifoni. Tutto nello stesso giorno. Ma non finisce qui, ha accompagnato personalmente gli studenti sul pulmino, ha spazzato la piazza del paese il giorno dopo la festa patronale, affiancato da un assessore e da Martino, un ragazzo disabile che lo aiuta sempre con entusiasmo.

Puleo ha raccontato questi interventi davanti ai consigli regionali dell’Anci Sicilia, non per mettersi sul piedistallo o cercare visibilità, ma per mostrare in che condizioni sono costretti a operare i sindaci:

“Cerco di fare ogni giorno del mio meglio per quello che posso – ha dichiarato il sindaco Puleo – ma la mia vera fortuna è quella di avere accanto a me tutte le associazioni locali, gli assessori e i consiglieri comunali che si sbracciano e si adoperano quotidianamente come me per cercare di risolvere qualsiasi tipo di problema e/o per venire incontro alle diverse esigenze dei nostri concittadini che non smetterò mai di ringraziare per la pazienza e la collaborazione che hanno nei confronti di tutta la macchina amministrativa. Ringrazio inoltre tutti i nostri ” eccellenti e instancabili ” dipendenti senza dei quali non saremmo mai riusciti ad ottenere i risultati sperati e raggiunti e ovviamente l’Anci per il prezioso contributo, il sostegno e la vicinanza verso tutti gli enti locali”

Senza risorse economiche e umane adeguate, ogni intervento diventa una sfida, ogni servizio essenziale rischia di saltare. L’ esperienza del sindaco di Blufi è la testimonianza tangibile di quanto sia difficile amministrare oggi un Comune, un sindaco che diventa idraulico, manutentore, autista e volontario allo stesso tempo, pur di garantire il minimo indispensabile ai cittadini.

Secondo Amenta e Alvano, la Sicilia rischia di vedere crescere ulteriormente il numero dei Comuni in dissesto se non cambiano le regole e non arrivano fondi sufficienti. Propongono di liberare parte del miliardo immobilizzato nel fondo dei crediti di dubbia esigibilità, così da permettere agli enti locali di coprire i servizi essenziali.

Ma dietro i numeri, ci sono storie concrete come quelle del sindaco Puleo a Blufi che raccontano la fatica, la dedizione e il senso di responsabilità di chi non può aspettare.

Un sindaco che non si limita a firmare delibere, ma che si mette al lavoro con mani e cuore per non lasciare scoperta la propria comunità. In un momento in cui la politica regionale e le risorse mancano, Blufi diventa il simbolo della resistenza dei Comuni siciliani, piccoli, ma straordinariamente vivi e operativi grazie a chi li guida con passione.

La Sicilia rischia di perdere i servizi di base se non interviene. Ma a Blufi, grazie al sindaco Puleo, la comunità sente ancora il calore di una politica vicina, presente, pronta a fare tutto ciò che serve per la propria gente. E questo, più di ogni dato o cifra, racconta la vera emergenza e la dignità dei piccoli comuni siciliani.