Stavolta i 31.993 presenti al “Barbera” sono tornati a casa con un retrogusto a metà tra il dolce e l’amaro. Palermo e Venezia si sono divise la posta in palio in un match senza gol, dove l’eccessivo tatticismo ha avuto la meglio su qualsiasi tentativo spregiudicato di far propria l’intera posta in palio.
Risultato? Uno 0–0 che fotografa fedelmente l’andamento della gara: intensa, maschia, equilibrata, ma bloccata. Le emozioni vere si sono contate sulle dita di una mano, e, complice un arbitraggio, quello del signor Marinelli, con una gestione “particolare” dei cartellini ed il continuo quanto irritante spezzettamento del gioco, alla fine il pareggio può essere catalogato come il risultato più giusto.
Entrambe le formazioni sono scese in campo con assetti simili e un atteggiamento speculare: compattezza difensiva, densità, tanta, a centrocampo e ripartenze affidate alle accelerazioni degli esterni o al guizzo del singolo. Ne è uscita fuori una partita tattica, fatta di schermaglie e di poche concessioni. Il Palermo, spinto dal pubblico di casa, ha provato a fare qualcosa in più nel primo tempo, ma raramente ha impensierito seriamente il portiere lagunare Stankovic.
Il Venezia, dal canto suo, è cresciuto alla distanza ed ha dimostrato di essere una squadra che dirà la sua nella corsa alla promozione: nella ripresa ha preso campo e ha avuto le occasioni migliori, ma la poca precisione e la buona serata del reparto difensivo rosanero, comandato ancora una volta da un impeccabile Bani, hanno mantenuto inviolata la porta di Joronen.
L’episodio che ha messo una pietra tombale sul risultato finale è stata l’espulsione per doppia ammonizione rimediata da Ceccaroni, fortunatamente per i rosa giunta a fine gara ed all’inizio dei quattro minuti di recupero. Espulsione che, se da un lato non ha fatto danni nella partita di ieri, obbliga mister Inzaghi ad una revisione sull’impostazione della squadra in vista del confronto di sabato a La Spezia contro la compagine locale guidata dagli ex Mateju, Aurelio e Soleri.
I nervi tesi, qualche fallo di troppo e il clima da scontro diretto hanno fatto il resto, abbassando la qualità tecnica di una gara che ha vissuto più sulle intenzioni che sulla concretezza.
Tre punti hanno accumunato le due squadre nello sviluppo tattico della partita di ieri sera.
Entrambi i reparti arretrati si sono mossi bene, con linee compatte e pochi errori individuali.
La paura di perdere poichè in sostanza né Palermo né Venezia hanno osato veramente.
Le rispettive linee mediane, letteralmente congestionate con tanta densità, pochi spazi. Solo a tratti si è vista qualità nei fraseggi.
A questo si aggiunga che il Palermo non è sembrato essere al top della condizione atletica e mentale, cosa anche più che normale quando si gioca una partita ogni tre giorni, ed è così che il dado è tratto.
Parafrasando una frase tanto cara al predecessore di Inzaghi, occorre comunque guardare al bicchiere mezzo pieno. Il pareggio consente al Palermo, pur in una serata negativa, di restare agganciato alla zona alta della classifica, ma è chiaro che per alimentare ambizioni di promozione servirà qualcosa di più, poichè lasciare punti, per di più casalinghi, contro le dirette antagoniste non è certamente un buon viatico. Inzaghi dovrà lavorare quindi sulla mentalità dei giocatori, a nostro parere ancora troppo legata alle stagioni passate.
Non è stata una serata da ricordare per gli amanti del bel calcio, ma il pareggio del Barbera offre comunque spunti su cui riflettere. Il Palermo dovrà interrogarsi sulla sua poca incisività offensiva, soprattutto davanti al proprio pubblico, su un’evidente difficoltà di costruzione del gioco alla presenza di squadre compatte e ben organizzate e su una rosa, lo ribadiamo da tempo, fin troppo ristretta e con poche alternative che possano, pur partendo dalla panchina, dare una svolta agli incontri quando si mettono in salita.
Serve ora sostanzialmente un cambio di passo. Prendendo così spunto dalle frasi celebri e ovvie di Riccardo Pazzaglia, figura eclettica del mondo dello spettacolo, possiamo affermare che i pareggi, se non accompagnati da vittorie, rischiano di diventare zavorra pesantissima in un campionato lungo, snervante e competitivo come la Serie B.
Le pagelle.
PALERMO: Joronen 6,5; Pierozzi 5 (dal 1′ s.t. Peda 6), Bani 7, Ceccaroni 6; Diakité 6 (dal 40′ s.t. Bereszynski s.v.), Segre 6, Blin 5, Giovane 5 (dal 12′ s.t. Gomes 5,5), Augello 5,5 (dal 1′ s.t. Gyasi 5); Brunori 6 (dal 12′ s.t. Le Douaron 5), Pohjanpalo 6.
VENEZIA: Stankovic 6,5, Schingitienne 6,5, Korac 6,5, Sverko 7; Hainaut 6, Doumbia 6,5, Busio 7,5, Lella 5 (dal 20′ s.t. Yeboah 6), Haps 6 (dal 33′ s.t. Bjarkason s.v.); Fila 5 (dal 47′ s.t. Casa s.v.), Kike Perez 6,5 (dal 47′ s.t. Bohinen s.v.).