Venerdì 19 settembre, mentre l’opinione pubblica era indignata per la messa in onda dell’intervista al figlio di Totò Riina da parte dello Sperone Podcast, accadeva qualcosa che lascia perplessi: infatti il uno dei due co-conduttori del podcast in questione era tranquillamente in giro come se nulla fosse a condurre sui palchi tra musica e balli dal ritmo dance tra la gente. Nessun segnale di presa di coscienza rispetto all’accaduto: al contrario, un atto che è apparso come una normalizzazione di chi, volontariamente o meno, ha dato voce al figlio del capo di Cosa nostra.
Ma se non ci ha pensato il diretto interessato co-conduttore “podcaster” optando per tenere un profilo basso, evitando di apparire in pubblico in attesa di una sua presa di posizione chiara, ben più attenta e diversa è stata la scelta del Comune di Lascari, dove ieri sera sindaco e assessori hanno dimostrato senso civico e responsabilità. Informati del coinvolgimento di uno dei due “podcaster”, hanno chiesto con fermezza all’organizzazione, per evitare anche loro un eventuale “scivolone”, di non consentirgli di salire sul palco. La motivazione è chiara: chi ha partecipato a un’operazione tanto grave e non ha ancora preso pubblicamente le distanze sull’accaduto non può avere spazio in una piazza pubblica, tantomeno al fianco delle istituzioni.
Un’assenza di posizionamento che pesa: infatti a oggi, soltanto uno dei due conduttori, ovvero Gargano, ha espresso scuse e riconosciuto l’errore. L’altro, invece, pare continui a tacere, lasciando aperta una ferita che non può essere derubricata a leggerezza o distrazione.
Colpisce inoltre che l’iniziativa di fissare un confine netto non sia partita dai vertici dell’emittente o dai promotori del format stesso, ma dagli amministratori di Lascari. È la dimostrazione che la politica locale, quando guidata da senso delle istituzioni, sa assumersi responsabilità che altri, direttamente coinvolti, hanno preferito eludere.
In Sicilia, terra che ancora oggi piange le sue vittime di mafia e reclama giustizia, episodi come questo non possono essere trattati con superficialità. Dare spazio a certe voci significa mancare di rispetto a chi ha pagato con la vita la lotta alla criminalità organizzata. La scelta di Lascari va allora riconosciuta come un atto di serietà e dignità, mentre resta aperta una domanda che brucia: perché questo passo non è stato compiuto dai vari che avrebbero dovuto farlo in automatico essendo coinvolti in maniera diretta?