E’ stata una bella serata, intensa, emozionante come da tempo non capitava al “Renzo Barbera”. Palermo‑Bari 2‑0, a distanza di qualche ora dopo il fischio finale, raggiunta la giusta lucidità ci porta ad alcune considerazioni cercando di pesare bene luci ed ombre, non solo entusiasmo.

Quella di ieri sera contro un avversario che ha pagato giustamente una tattica troppo attendista e rinunciataria, è una vittoria che dà morale, ma che, grazie comunque al risultato positivo, permette di analizzare con serenità cosa funziona, cosa no, e cosa servirà per il futuro.

Partiamo dalle cose buone, e sono le prevalenti.
Una buona percentuale sul successo di ieri sera è senza dubbio proveniente dalla gestione tecnica.

Inzaghi ha mostrato fiuto nel variare qualcosa nella ripresa, inserendo Le Douaron prima e Gomes dopo: entrambi subentrati e entrambi autori dei due gol che hanno chiuso la partita nell’ultimo quarto d’ora quando il Palermo continuava a spingere sull’acceleratore ma inevitabilmente nervosismo e paura di non raggiungere l’obiettivo iniziavano a farsi strada sia nei giocatori in campo sia nei 32.000 del “Barbera”. Tutto ciò è l’inequivocabile segnale di una rosa con alternative utili e di un gruppo compatto e affiatato.

Come non tacere poi di una solidità difensiva top. Nel primo tempo, il Palermo ha concesso poco al Bari, sfruttando bene la compattezza in difesa e un centrocampo sufficientemente protetto. Le due occasioni da gol per i pugliesi sono giunte nella prima fase del match, tutte costruite da iniziative isolate. Ricordiamoci che, per vincere la serie B, occorre prendere pochi gol ed il Palermo sembra aver iniziato anche da questo punto col piede giusto.

La spinta del “Barbera”. L’incitamento costante della curva nord e di tutto lo stadio è stato uno stimolo. La gente ha continuato a spingere la squadra dal primo al 95′ con forza, veemenza e calore. Palermo ha saputo mantenere la calma, nonostante la partita fosse bloccata fino al 76’. Una bella prova di maturità superata.

Ultimo punto positivo, ma non meno importante è che il successo consente al Palermo di agguantare la vetta della classifica, almeno momentaneamente, e testimonia che sin qui la squadra non sta sbagliando i match casalinghi. Al contrario degli anni passati dove il “Barbera” era diventato terreno di conquista.

Ma, come detto all’inizio, andiamo anche ad analizzare alcune criticità emerse e che devono col tempo essere eliminate.


Poca cattiveria e giocate troppo forzate sotto la porta avversaria. Il Palermo ha avuto molte occasioni (o almeno situazioni pericolose), ma ha mancato di lucidità nel finalizzare. Brunori, Palumbo, Gyasi hanno provato, ma spesso è venuta meno la giocata decisiva.

Come detto prima è assai positivo che i subentrati abbiano inciso sull’esito del match ma, il risvolto negativo della medaglia è che se il risultato è arrivato solo con i cambi mostra che la formazione titolare ha faticato più del previsto a sbloccare la gara. Se gli avversari in futuro tengono duro, questo potrebbe diventare un problema. Serve pertanto che l’undici titolare impari a gestire momenti di stallo o difficoltà nel corso della gara senza dover dipendere sempre da “input esterni” (cambi, pubblico, errori dell’avversario) per fare la differenza. Se Le Douaron e Gomes sono entrati bene in partita, sarà importante che i titolari trovino soluzioni più frequentemente. Migliorare la finalizzazione è un rebus che si risolve solo con allenamento e fiducia.

A mente semi…fredda, Palermo‑Bari 2‑0 è più di una vittoria: è un segnale. Non solo perché sono arrivati i gol dei subentrati, ma perché si è vista una squadra che sa soffrire, che tiene il campo e che nelle difficoltà non collassa. Però il margine di miglioramento è evidente: nel creare occasioni, nel chiudere le partite, nella gestione delle fasi statiche e nei momenti di pressione.

Siamo ancora all’alba del campionato, la strada da percorrere è ancora lunga ma se il Palermo riuscirà a limare queste piccole sbavature, e siamo certi che Inzaghi col tempo ci riuscirà, può davvero puntare in alto, il che significa verso quella prima lettera dell’alfabeto che nella nostra città manca da tanto, troppo tempo.

Le pagelle.

PALERMO (3-4-2-1): Joronen 6; Pierozzi 6, Bani 7, Ceccaroni 6,5; Gyasi 6 (dal 27′ s.t. Diakitè 6,5), Segre 7,5 (dal 37′ s.t. Giovane s.v.), Ranocchia 6 (dal 37′ s.t. Blin s.v.), Augello 6,5; Palumbo 6 (dal 24′ s.t. Gomes 7), Brunori 6 (dal 27′ s.t. Le Douaron 7); Pohjanpalo 6,5. 

Bari (4-3-3): Cerofolini 7, Dickmann 6, Vicari 6, Nikolaou 6, Dorval 5,5 (dal 45′ s.t. Rao s.v.); Darboe 6 (dal 13′ s.t. Pagano 5), Verreth 5, Braunoder 5 (dal 37′ s.t. Cerri s.v.); Sibilli 5, Moncini 5,5 (dal 13′ s.t. Gytkjaer 5), Castrovilli 6,5 (dal 37′ s.t. Antonucci s.v.).