“Nove canzoni che raccontano piccole storie d’umore, tragiche o a lieto fine, scanzonate e un po’ canzonatorie, che si nutrono dei versi del grande pop italiano per farne il verso. Un album deliberatamente cantautoriale, di facile ascolto, buono per tutte le stagioni e tutti i palati. Un album social, per i giovani e gli ancor più giovani, da portare sempre con sé, a scuola, in ufficio, in palestra o anche sottoterra. Un selfie sonoro al meglio della musica commerciale e da spiaggia, non senza filtri di bruttezza. Un prodotto genuino, come appena raccolto dall’orto. Rosso, come l’umore. Canzoni d’umore, per chiunque abbia voglia di innumorarsi”. Presentazione perfetta, quella degli Utveggi, fieri del loro terzo album Canzoni d’umore: un “selfie sonoro” che prende affettuosamente in giro i luoghi comuni del pop italiano e indirettamente la stessa band, indipendente nel senso più profondo del termine, “indie” a patto di non prendere sul serio l’etichetta e il mondo che simboleggia.

Anticipato dal video di “Stupido Otello” che ironizza su “Stupido Hotel” di Vasco Rossi, “Canzoni d’umore” è stato realizzato da Luca Rinaudo allo Zeit Studio di Palermo, pubblicato da Almendra Music. Insieme a Forsqueak e Mezz Gacano gli Utveggi capeggiano l’ala rock della factory palermitana, che accanto alle proposte modern-classical accoglie anche le possibili varianti del rock di confine: quello degli Utveggi è al crocevia tra progressive, indie, punk, pop e demenziale, con una spregiudicata mescolanza anche di linguaggi come italiano, siciliano e anche giapponese. Si presentano col termine “Divertissepunk”, lanciato nel 2015 con Utveggi, ribadito nel 2017 con AltriMondi, sintesi perfetta anche di Canzoni d’umore, un esperimento alieno rispetto ai canoni del rock indipendente italiano, nato dal vivo in studio e cresciuto sorprendendo gli stessi Utveggi, che raccontano: “Canzoni d’umore è un live in studio, lo abbiamo registrato tutti insieme appassionatamente. Il nostro intento iniziale era quello di fare un album più squisitamente “indie” rispetto alle contaminazioni prog-punk di Altrimondi e di Utveggi. Ma, come sempre, fra il dire e fare c’è di mezzo il male. Come già avvenuto in passato, il concept e le sembianze del nuovo album hanno preso forma per conto loro, spontaneamente, al di fuori di un piano prestabilito. E così ci siamo accorti di aver fatto in realtà una parodia di noi stessi che cercavamo di spacciarci per una band “indie”. Un gioco di finzioni smascherate e sberleffi seriosi che ancora una volta ci ha liberato dalla preoccupazione di darci una “etichetta” di genere musicale già prestabilita, confezionata, immediatamente vendibile. In questo senso forse abbiamo fatto davvero un disco “indie”, nel senso di totalmente indipendente da ogni altra preoccupazione se non quella di fare ciò che ci sentivamo di fare. O forse in realtà abbiamo fatto un disco tradizionalmente pop-prog. O magari entrambi. Chi può dirlo? Noi di sicuro no”. Attivi dal 2012, gli Utveggi sono andati avanti a suon di concerti (anche in Giappone!), aperture live per band importanti (es. Punkreas o i giapponesi PianojaC), apparizioni televisive (memorabile Italia’s got Talent nel 2017) e riconoscimenti prestigiosi (premio della critica “A Certain Regard” a Musicultura 2016). Si tratta di esperienze che il quintetto ha assimilato traducendole in una proposta musicale sfaccettata, ironica e frizzante anche se densa di riferimenti che vanno dal progressive storico alla canzone d’autore. Canzoni d’umore ragiona sulla cultura pop con attenzione, senza affievolire l’intento satirico: “Abbiamo voluto attingere a piene mani da una tradizione tanto lunga quanto variegata e difficilmente inquadrabile. Per noi il “grande pop” italiano è sia quello con cui ci divertiamo a canzonare noi stessi, sia quello di artisti e band che la critica e il pubblico non etichetterebbero come “grandi”, né come prettamente “pop”. Il pop italiano che più ci ha ispirato e continua a ispirarci è quello che guarda a un “popolo” che non si riduce al consumatore distratto e narcotizzato dei prodotti della grande industria musicale. Il pop “grande” è quello che inventa anche il suo pubblico. Ed è quello che ci piacerebbe imparare a fare”. La filosofia degli Utveggi non cambia: “Se dopo una sezione rock-metal vogliamo inserire trenta secondi di canto a cappella, perché no? Basta che l’insieme, per quanto apparentemente sgangherato, funzioni e abbia una propria coerenza di fondo”. Canzoni d’umore, per chiunque abbia voglia di innumorarsi.

Utveggi:
http://www.utveggi.com
http://www.facebook.com/utveggi
http://www.utveggi.bandcamp.com

Almendra Music: 
http://www.almendramusic.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *